May 7, 2013

Human Resources and Capital Development in Education Abroad

May 9-11, 2013, Syracuse University and Gonzaga University Florence programs will co-host: "Human Resources and Capital Development in Education Abroad," Attendance is free and open to the public. A workshop will take place on Thursday. The workshop will provide a review of the Standards of Good Practice for Education Abroad, focusing on Standard 7: Organizational and Program Resources. The Standards provide a means to assess all areas of education abroad programming and offer guidance in how to ensure quality in areas such as academic programming, student conduct, resources and personnel, and policies and procedures. This workshop will provide the latest data collected by the Forum’s 2013 Institutional and Program Resources Survey. Using this data and case studies, participants will examine current institutional practices in managing resources.  This offering is intended for those responsible for developing, managing, assessing, improving, or supporting education abroad programs. Participants are expected to have familiarity with either hosting or sending students on education abroad programs. Professionals who may benefit from attending include resident directors and on-site staff, education abroad coordinators and directors, education abroad advisors, and faculty who lead programs.
Facilitator: Brian Whalen, President and CEO, The Forum on Education Abroad
Location: This workshop is being held at Syracuse University Florence in Villa Rossa, Room 13.
You can register for this workshop directly through the Forum’s website at: http://www.regonline.com/Register/Checkin.aspx?EventID=1204791

E’ possibile un nuovo Rinascimento?


L’International Studies Institute Florence, sede ufficiale di un consorzio di università americane e australiane accreditate presso il MIUR, organizza nei giorni 7, 8 e 9 maggio 2013 un simposio internazionale sul mecenatismo e le arti performative oggi: Patronage and New Models for the Performing Arts in the Third Millennium. Ecco il link al programma: http://renaissancethenandnow.org/wp/
Ricordando il modello di mecenatismo che rese possibile la straordinaria produzione artistica fiorentina – oggi patrimonio dell’umanità – il simposio traccia una linea di riflessione sulla necessità e sulla possibilità di un nuovo Rinascimento nelle Arti Performative all’inizio del terzo millennio. La tavola rotonda si pone l’obiettivo di delineare lo status del mecenatismo oggi (fondazioni, enti pubblici, privati) e i possibili scenari futuri della produzione culturale.

What made the Italian Renaissance possible? Was it just a general rediscovering of classical antiquity or were there a project and a ‘structure’ that gave talents the means they needed? As many scholars have shown, this fascinating time period was triggered by both financial and cognitive capitalism. Patrons invested in the arts and genius to promote both themselves and their cities. Is this form of patronage possible today? Can we start a new ‘Renaissance’ of the performing arts? These are some of the questions our roundtable aims to assess.

Analfabetismo e politica

“Tradizionalmente le classi dirigenti si sono occupate poco di migliorare il funzionamento delle scuole – spiega il linguista -. La valutazione di questi gruppi dirigenti è che uno sviluppo adeguato dell’istruzione mette in crisi la loro stessa persistenza in posizioni di potere” (De Mauro)

May 6, 2013

La “mediocrazia”: i mediocri al potere


Possiamo dire che il Governo Letta sinora non ha fatto niente di concreto per affrontare la crisi italiana: si è pronunciato ma non ha agito. La cosa non mi sorprende; Letta era il vice di Bersani, quindi il vice-responsabile del disastro degli ultimi mesi. Il governo, nato per affrontare lo sfacelo italico, per ora ha dato (e tolto) la delega alle pari opportunità a tale Michaela Biancofiore. La mossa ci è servita a sapere che dal 2006 abbiamo (anche) questa  parlamentare (non ci facciamo mancare niente). Bastava digitare il suo nome su Google e leggere le sue passate dichiarazioni per comprendere che non era la persona più adatta a ricoprire il ruolo “pari opportunità”. Pertanto Letta ha dimostrato poca attenzione e un certo pressappochismo. Aspetto con speranza (è l’ultima a morire) ma senza fiducia i prossimi (primi, al di là delle nomine di Tizio, Caio e Sempronio) atti del governo.
Non ho fiducia. Dubito fortemente che una classe dirigente (politici, intellettuali, giornalisti etc.) decisamente mediocre riesca a voltar pagina e inizi a remare nella giusta direzione. Non confido neppure nel ricambio generazionale. I giovani “attivi” nei dintorni del potere sono stati selezionati dai mediocri che sono oggi al potere (in tutti i campi). I giovani sono l’ultimo anello di una lunga catena di mediocrità; se questo ragionamento è condivisibile, allora le nuove leve sono potenzialmente la classe dirigente più scarsa della storia italiana.
In Italia s'è realizzata una sorta di selezione naturale-culturale al contrario: la sopravvivenza, anzi, il prosperare dei mediocri (la medio-crazia). Che il governo Letta abbia avuto la benedizione dell’Angela Dorothea Merkel e di François Gérard Georges Nicolas Hollande, due persone difficilmente accostabili alla parola ‘statista’, non rincuora. Può rincuorare solo qualche intellettualino piuttosto incompetente ed esterofilo. Il benessere della Germania nasce anni fa con scelte forti e lungimiranti, con  immaginazione ‒ con delle idee insomma. I protagonisti della primavera tedesca sono stati Helmut Kohl e Gerhard Schröder, la Merkel non c’entra niente, proprio niente. Anzi, la ritengo piuttosto mediocre. La Francia... Boh. Non capisco come faccia ad essere ancora una nazione prospera. Mi documenterò. Forse campano di rendita. Forse hanno politici mediocri ma buoni amministratori che si sono formati all’École Normale Supérieure. Hollande... Lasciamo perdere: mi pare decisamente la summa della médiocrité.
In Italia… Lasciamo veramente perdere. A parte una breve parentesi nel dopoguerra, siamo sempre stati governati e “raccontati” da un manipolo di ominicchi se non quaquaraquà. Abbiamo sempre avuto una classe dirigente mediocre: mediocri i politici, mediocri gli intellettuali, mediocri i giornalisti, mediocri i mediocri... Ci mancano da morire Enzo Biagi e Indro Montanelli, per capirsi.
Tornando all’oggi, neppure il piano d’azione “cambiamo la legge elettorale e andiamo a votare” pare una grande trovata. Pensavo, come molti altri, che potesse essere la scelta migliore. Poi mi son detto: ma chi ci mandiamo in parlamento? Mancano persone in gamba da eleggere: non è un dettaglio. Come affermava già Orson Welles, in Italia chi è in gamba non sta sul palcoscenico: “L’Italia conta oltre 50 milioni di attori. I peggiori stanno sul palcoscenico”.
Quindi cambiare una legge non risolve il problema. Son 30 anni che si parla solo di leggi da rifare e di riforme. Ma sin dai tempi di Orazio, sappiamo quanto siano poca cosa le leggi non supportate dal costume. Le riforme, le leggi senza la cultura e buoni valori condivisi sono palliativi: “Gli usi e i costumi in Italia si riducono generalmente a questo, che ciascuno segua l’uso e il costume proprio, qual che egli sia” (Giacomo Leopardi, Discorso sullo stato presente dei costumi degli italiani,1824).
Leon Battista Alberti, tra il  1433 e il 1441, scrive un trattato: I libri della famiglia. L’architetto fiorentino, considerato espressione sublime e completa dell’umanesimo rinascimentale, usa il termine “masserizia” per  definire l’arte di organizzare la famiglia come se fosse un’azienda, cioè luogo strumentale e affettivo al tempo stesso. Secondo Alberti le famiglie ‒ che si reggono con la “roba”, gli amici e le buone relazioni ‒ non formano mai una civitas; per quanto riguarda la politica, essa serve a portare via qualche licenza, altrimenti è considerata un problema da aggirare: “Non si scorge mai, assolutamente mai, nell’opera di Leon Battista Alberti, un ‘grappolo’ di famiglie, che giungano a formare una civitas, una società” (Carlo Tullio-Altan,  La nostra Italia, Milano, Feltrinelli, 1986, 23). Non abbiamo mai avuto una buona classe dirigente anche perché non abbiamo mai avuto una buona classe media: educata, istruita, con senso civico.
Tornando al presente ‒ presente del passato, presente del futuro secondo Sant’Agostino ‒ dove possiamo pescare persone in gamba da eleggere in parlamento? Dov’è questo lago cristallino? La società civile forse? Non ho mai capito cosa significhi questa espressione, probabilmente niente in una nazione politicizzata e ideologizzata come la nostra. Un’espressione senza sostanza. Lascerei perdere. Il PDL? Lascerei perdere: stiamo parlando di risolvere i problemi dell’Italia non quelli di Berlusconi. Il PD... Lascerei perdere, abbiamo visto cosa sono riusciti a fare (e non fare); inoltre a me paiono poco competenti e molto, molto, molto presuntuosi ‒ al di là di ogni evidenza contraria. 
Gli altri? I 5 stelle! Boh, hanno avuto la loro funzione. Per il futuro non lo so. Quelli che ho visto in parlamento non sembrano degli scienziati atomici. Mi pare che il leader Beppe Grillo attui il solito schema italico di gestione del potere: scelgo persone che non mi fanno ombra anche se sono meno competenti di altre. I due portavoce di Grillo non sono dei fulmini a ciel sereno. E uno di essi è pure piuttosto maleducato e arrogante.
Puntiamo su Vendola? Egli ama, adora il suono della sua voce. Direi che non abbiamo bisogno di leadership narcisistica... Lascerei perdere. E lascerei perdere pure Monti & C. Non mi paiono così competenti come se la raccontano. I lettiani, i montiani, i vendolini e affini (girotondini etc.) forse (forse) hanno letto qualche libro in più (secondo me tante quarte di copertina) e pispolato meno su internet. Ma leggere qualche saggio à la page serve a poco se non se ne traggono determinate conseguenze, se non se ne ricava un po’ di profondità (e umiltà) intellettuale.
Le soluzioni alla crisi italiana ci sono. Ma questi qui (tutti quanti) non riusciranno mai a individuarle. Perché si credono dei geni e invece a me paiono delle mezze calzette. Spero di sbagliarmi. Per il bene dell’Italia spero di essere io la mezza calzetta.
Su Matteo Renzi riporto un passaggio dell’intervista al sindaco di Bari, Michele Emiliano, che spiega buona parte dei problemi italiani attuali: “Matteo Renzi è un leader naturale e quindi minaccioso per il Pd. Chi ha carisma viene catalogato come inaffidabile”. Mi vengono in mente gli "affidabili" di Brubaker  (film del 1980 di Stuart Rosenberg, con Robert Redford e Morgan Freeman).
Ma se il panorama è così buio, ci si potrebbe chiedere come abbiamo fatto a tirare avanti sinora. Ci sono risposte semplici e altre più articolate. Opto per le prime e chiamo in causa Giuseppe Prezzolini (Codice della vita italiana, 1919): “L’Italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l’Italia sono i furbi, che non fanno nulla, spendono e se la godono”. Non possiamo più permetterci tutti questi furbi in Italia, non possiamo più permetterci tutti questi mediocri. C’è bisogno di tirare un po’ il fiato.
Di seguito i 16 aforismi che compongono il primo capitolo del libro di Prezzolini, dal titolo “Dei furbi e dei fessi”.

1. I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi.
2. Non c'è una definizione di fesso. Però: se uno paga il biglietto intero in ferrovia, non entra gratis a teatro; non ha un commendatore zio, amico della moglie e potente nella magistratura, nella Pubblica Istruzione ecc.; dichiara all'agente delle imposte il suo vero reddito; mantiene la parola data anche a costo di perderci, ecc. questi è un fesso.
3. I furbi non usano mai parole chiare. I fessi qualche volta.
4. Non bisogna confondere il furbo con l'intelligente. L'intelligente è spesso un fesso anche lui.
5. Il furbo è sempre in un posto che si è meritato non per le sue capacità, ma per la sua abilità a fingere di averle.
6. Colui che sa è un fesso. Colui che riesce senza sapere è un furbo.
7. Segni distintivi del furbo: pelliccia, automobile, teatro, restaurant, donne.
8. I fessi hanno dei principi. I furbi soltanto dei fini.
9. Dovere: è quella parola che si trova nelle orazioni solenni dei furbi quando vogliono che i fessi marcino per loro.
10. L'Italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l'Italia sono i furbi che non fanno nulla, spendono e se la godono.
11. Il fesso, in generale, è stupido. Se non fosse stupido avrebbe cacciato via i furbi da parecchio tempo.
12. Il fesso, in generale, è incolto per stupidaggine. Se non fosse stupido, capirebbe il valore della cultura per cacciare i furbi.
13. Ci sono fessi intelligenti e colti, che vorrebbero mandar via i furbi. Ma non possono: 1) perché sono fessi; 2) perché gli altri fessi sono stupidi e incolti, e non li capiscono.
14. Per andare avanti ci sono due sistemi. Uno è buono, ma l'altro è migliore. Il primo è leccare i furbi. Ma riesce meglio il secondo che consiste nel far loro paura: 1) perché non c'è furbo che non abbia qualche marachella da nascondere; 2) perché non c'è furbo che non preferisca il quieto vivere alla lotta, e la associazione con altri briganti alla guerra contro questi.
15. Il fesso si interessa al problema della produzione della ricchezza. Il furbo soprattutto a quello della distribuzione.
16. L'Italiano ha un tale culto per la furbizia, che arriva persino all'ammirazione di chi se ne serve a suo danno. Il furbo è in alto in Italia non soltanto per la propria furbizia, ma per la reverenza che l'italiano in generale ha della furbizia stessa, alla quale principalmente fa appello per la riscossa e per la vendetta. Nella famiglia, nella scuola, nelle carriere, l'esempio e la dottrina corrente - che non si trova nei libri - insegnano i sistemi della furbizia. La vittima si lamenta della furbizia che l'ha colpita, ma in cuor suo si ripromette di imparare la lezione per un'altra occasione. La diffidenza degli umili che si riscontra in quasi tutta l'Italia, è appunto l'effetto di un secolare dominio dei furbi, contro i quali la corbelleria dei più si è andata corazzando di una corteccia di silenzio e di ottuso sospetto, non sufficiente, però, a porli al riparo delle sempre nuove scaltrezze di quelli.


Le reazioni al post su Facebook...

Un mio ex allievo scrive:

Daniele Brunori Caro prof, ho letto con calma ed attenzione le tue parole e mi è parso pure di vederti a scriverle e a sbuffare i tuoi "boh". Ti dirò che le condivido praticamente tutte (Renzi a parte.. che per me rimane uno stronzo). Però sai cosa vorrei? Visto che una mezza calzetta non la sei per niente perchè non scrivi un bel post sulle soluzioni visto che dici che ci sono? Aspetto fiducioso!
May 7 at 7:12am 

Pierluca Birindelli Raccolgo l’invito a dire cosa si può fare. Ma prima devo correggere una sessantina di relazioni e altrettanti final exams dei miei studenti americani ‒ non è una scusa. Dopo ci provo, anche se non sono pagato per farlo ‒ altri sì: politici, intellettuali organici (Gramsci) o engagé (di parte), giornalisti organici o engagé. Ci provo anche se l’ultima volta che ho visto un euro di provenienza italiana risale a più di dieci anni fa. Dopodiché, in Italia ho solo pagato tasse, e salate… Digressione (ma neanche più di tanto): i partiti italiani danno lavoro a milioni e milioni di italiani. Il voto in Italia è principalmente di scambio, poi di appartenenza, raramente di opinione…
Su Renzi… Sinceramente non lo so. Ha buttato sul tavolo alcune idee (condivisibili) e modi di comunicare diversi rispetto al passato. Se sia la guida giusta per l’Italia non lo so.
In ogni caso a me premeva mettere in luce l’idiosincrasia del popolo PD verso la leadership carismatica ‒ la faccio brevissima, una leadership che crea rottura con il passato, perché ha idee nuove (e buone). Ma l’avversione verso il leader carismatico non deriva da una supposta predilezione del gioco di squadra (quello che amano raccontarsi). I PDini preferiscono una leadership tradizionale (è Max Weber che fa queste distinzioni). In due parole hanno un atteggiamento conservatore e piuttosto conformista. Inoltre, il supposto “gioco di squadra” di quella parte pare tradursi in un mero “allineati e coperti”. Infine la presunzione e l’individualismo sfrenato fanno sì che ognuno pensi di essere lui/lei ‒ in questo siamo riusciti ad avere una certa parità di genere in Italia ‒ il capo/a. Siccome tutti capi non si può essere, alla fine i PDini hanno un gruppetto di capetti e capette, ma non un vero leader. Concludo con un’osservazione: il leader carismatico non è necessariamente un dittatore. Fra un po' provo a dire qualcosa sulle soluzioni...
May 7 at 12:11pm 

Daniele Brunori Aspetto con fiducia questa tua opera di volontariato. Fosse che magari qualcuno te la copia a fin di bene. O che magari qualcuno ti "ingaggia"!
May 7 at 5:56pm 

Pierluca Birindelli Ci proverò. Una cosa è certa: nessuno mi ingaggia... Sarà per amor di Patria!
May 7 at 8:52pm 

Poi viene fuori la notizia del ritiro spirituale del Governo Letta…
Enrico Letta su Twitter: "Domenica e lunedì 24 ore di ritiro,in un'abazia in Toscana,solo i ministri.Per programmare,conoscersi,"fare spogliatoio".Ognuno paga per se"....

Pierluca Birindelli: Il ritiro in un’Abbazia? Ma questo non è serio. Che cosè? Un meeting del Club Bilderberg o dell’Aspen Institute? Ma che la smetta di “pronunciarsi” e agisca. Governare è una cosa seria. Se lo pagano loro il ritiro? Ma chi se ne frega, ma che trovata da mezza calzetta, irritante. E questo ribadire “gioco di squadra”, “fare spogliatoio”… Qualcuno dice a Letta che ogni squadra ha un leader? E che in questo caso il leader dovrebbe farlo lui? Temo la mediocrazia…

Poi, sempre a proposito di mediocrazia trovo questo articolo...
"Fassina si occupa molto di lavoro: sarebbe così gentile da dirci quale lavoro è stato capace di procurarsi senza ricorrere alla politica?"




Apr 17, 2013

Under the Tuscan Sun: Staged Authenticity


“Once abandoned, Castelfalfi, an 800-year-old Tuscan village, is being reborn. A German travel company purchased the town and began renovating it, with plans to make it a thriving town and resort (http://www.castelfalfi-resort.com/). The project, one of the largest such in Europe, promises to bring the village ‘back to life' by offering visitors an authentic taste of Tuscany… But how can a village created for foreigners retain any kind of genuine authenticity? ‘There is a chance this will become a Disneyland version of an Italian village,' says sociologist Pierluca Birindeli, a professor at Gonzaga University in Florence, ‘but Italy is used to trading on its history and past; we've been doing it since the times of The Grand Tour.” (Kirsten Hills, Sleeping beauty, The Florentine).









On the relation tourism-authenticity, you can read the following contributions:
-     MacCannell, D. (1973) Staged Authenticity: Arrangements of Social Space in Tourist
Settings, “American Journal of Sociology”, 79(3): 589-603.
-     MacCannell, D. (1976) The Tourist: A New Theory of the Leisure Class, Schocken Books
Inc., New York.
-     Urry, J. (1995) Consuming Places, London: Routledge.

“Touristic  consciousness  is motivated  by  its  desire  for authentic  experiences,  and  the  tourist  may  believe  that  he  is moving  in  this  direction,  but often  it  is  very  difficult  to  tell  for  sure  if  the  experience  is  authentic  in  fact.  It is  always  possible  that  what  is taken  to  be entry  into  a back  region  is  really  entry  into  a front  region  that  has  been  totally  set  up  in  advance  for  touristic  visitation” (MacCannell 1973, 597).
“A particular issue is that of authenticity. It is argued especially by MacCannell  that what tourists seek is the 'authentic', but that this is necessarily unsuccessful  since those being gazed upon come to construct artificial sites which keep the  inquisitive tourist away ... Tourist spaces are thus organised around what he  calls 'staged authenticity” (Urry 1995, 140).
“Touristic shame is not based on being a tourist but on not being tourist enough, on a failure to see everything the way it 'ought' to be seen. The touristic critique of tourism is based on a desire to go beyond the other 'mere' tourists to a more profound appreciation of society and culture, and it is by no means limited to intellectual statements. All tourists desire this deeper involvement with society and culture to some degree; it is a basic component of  their motivation to travel (MacCannell 1976, 10).

The (A-?) Social Network


"What makes Mark Zuckerberg run? In The Social Network, David Fincher’s fleet, weirdly funny, exhilarating, alarming and fictionalized look at the man behind the social-media phenomenon Facebook — 500 million active users, oops, friends, and counting — Mark runs and he runs, sometimes in flip-flops and a hoodie, across Harvard Yard and straight at his first billion. Quick as a rabbit, sly as a fox, he is the geek who would be king or just Bill Gates. He’s also the smartest guy in the room, and don’t you forget it…” (ManolaDargis, NYT).
You can find the screenplay of the movie here and watch Sherry Turkle's TED Talk: Connected, but alone?.
Sherry Turkle’s book Alone Together: Why We Expect More from Technology and Less from Each Other is the result of MIT technology and society specialist Sherry Turkle’s nearly fifteen-year exploration of our lives on the digital terrain. Based on interviews with hundreds of children and adults, it describes new, unsettling relationships between friends, lovers, parents, and children, and new instabilities in how we understand privacy and community, intimacy and solitude. It is a story of emotional dislocation, of risks taken unknowingly. But it is also a story of hope, for even in the places where digital saturation is greatest, there are people — especially the young — who are asking the hard questions about costs, about checks and balances, about returning to what is most sustaining about direct human connection. At the threshold of what Turkle calls “the robotic moment,” our devices prompt us to recall that we have human purposes and, perhaps, to rediscover what they are.

Apr 16, 2013

OECD Better Life Index


There is more to life than the cold numbers of GDP and economic statistics. This Index allows you to compare well-being across countries, based on 11 topics the OECD has identified as essential, in the areas of material living conditions and quality of life: OECD Better Life Index.
Another website where you can quickly find data with a comparative perspective is FindTheData.