Possiamo dire che il Governo
Letta sinora non ha fatto niente di concreto per affrontare la crisi italiana: si
è pronunciato ma non ha agito. La cosa non mi sorprende; Letta era il vice di
Bersani, quindi il vice-responsabile del disastro degli ultimi mesi. Il governo,
nato per affrontare lo sfacelo italico, per ora ha dato (e tolto) la delega
alle pari opportunità a tale Michaela Biancofiore. La mossa ci è servita a
sapere che dal 2006 abbiamo (anche) questa
parlamentare (non ci facciamo mancare niente). Bastava digitare il suo
nome su Google e leggere le sue passate dichiarazioni per comprendere che non
era la persona più adatta a ricoprire il ruolo “pari opportunità”. Pertanto Letta
ha dimostrato poca attenzione e un certo pressappochismo. Aspetto con speranza (è l’ultima
a morire) ma senza fiducia i prossimi (primi, al di là delle nomine di Tizio, Caio e Sempronio) atti del governo.
Non ho fiducia. Dubito fortemente
che una classe dirigente (politici, intellettuali, giornalisti etc.)
decisamente mediocre riesca a voltar pagina e inizi a remare nella giusta
direzione. Non confido neppure nel ricambio generazionale. I giovani “attivi”
nei dintorni del potere sono stati selezionati dai mediocri che sono oggi al
potere (in tutti i campi). I giovani sono l’ultimo anello di una lunga catena
di mediocrità; se questo ragionamento è condivisibile, allora le nuove leve
sono potenzialmente la classe dirigente più scarsa della storia italiana.
In Italia s'è realizzata una
sorta di selezione naturale-culturale al contrario: la sopravvivenza, anzi, il
prosperare dei mediocri (la medio-crazia). Che il governo Letta abbia avuto la
benedizione dell’Angela Dorothea Merkel
e di François Gérard Georges Nicolas
Hollande, due persone difficilmente accostabili alla parola ‘statista’,
non rincuora. Può rincuorare solo qualche intellettualino piuttosto incompetente
ed esterofilo. Il benessere della Germania nasce anni fa con scelte forti e lungimiranti,
con immaginazione ‒ con delle idee insomma.
I protagonisti della primavera tedesca sono stati Helmut Kohl e Gerhard
Schröder, la Merkel non c’entra niente, proprio niente. Anzi, la ritengo
piuttosto mediocre. La Francia... Boh. Non capisco come faccia ad essere ancora
una nazione prospera. Mi documenterò. Forse campano di rendita. Forse hanno
politici mediocri ma buoni amministratori che si sono formati all’École Normale Supérieure. Hollande...
Lasciamo perdere: mi pare decisamente la summa della médiocrité.
In Italia… Lasciamo veramente
perdere. A parte una breve parentesi nel dopoguerra, siamo sempre stati
governati e “raccontati” da un manipolo di ominicchi se non quaquaraquà. Abbiamo
sempre avuto una classe dirigente mediocre: mediocri i politici, mediocri gli intellettuali,
mediocri i giornalisti, mediocri i mediocri... Ci mancano da morire Enzo Biagi
e Indro Montanelli, per capirsi.
Tornando all’oggi, neppure il
piano d’azione “cambiamo la legge elettorale e andiamo a votare” pare una grande
trovata. Pensavo, come molti altri, che potesse essere la scelta migliore. Poi
mi son detto: ma chi ci mandiamo in parlamento? Mancano persone in gamba da
eleggere: non è un dettaglio. Come affermava già Orson Welles, in Italia chi è
in gamba non sta sul palcoscenico: “L’Italia conta oltre 50 milioni di attori.
I peggiori stanno sul palcoscenico”.
Quindi cambiare una legge non risolve
il problema. Son 30 anni che si parla solo di leggi da rifare e di riforme. Ma
sin dai tempi di Orazio, sappiamo quanto siano poca cosa le leggi non
supportate dal costume. Le riforme, le leggi senza la cultura e buoni valori
condivisi sono palliativi: “Gli usi e i costumi in Italia si
riducono generalmente a questo, che ciascuno
segua l’uso e il costume proprio, qual che egli sia” (Giacomo Leopardi, Discorso sullo stato presente dei costumi
degli italiani,1824).
Leon
Battista Alberti, tra il 1433 e il 1441, scrive un trattato: I libri della famiglia. L’architetto
fiorentino, considerato espressione sublime e completa dell’umanesimo
rinascimentale, usa il termine “masserizia” per
definire l’arte di organizzare la famiglia come se fosse un’azienda,
cioè luogo strumentale e affettivo al
tempo stesso. Secondo Alberti le famiglie ‒ che si reggono con la “roba”, gli
amici e le buone relazioni ‒ non formano mai una civitas; per quanto riguarda la politica, essa serve a portare via
qualche licenza, altrimenti è considerata un problema da aggirare: “Non
si scorge mai, assolutamente mai, nell’opera di Leon Battista Alberti, un ‘grappolo’
di famiglie, che giungano a formare una civitas,
una società” (Carlo Tullio-Altan, La
nostra Italia, Milano, Feltrinelli, 1986, 23). Non abbiamo mai avuto una buona
classe dirigente anche perché non abbiamo mai avuto una buona classe media:
educata, istruita, con senso civico.
Tornando al presente ‒ presente
del passato, presente del futuro secondo Sant’Agostino ‒ dove possiamo pescare
persone in gamba da eleggere in parlamento? Dov’è questo lago cristallino? La
società civile forse? Non ho mai capito cosa significhi questa espressione,
probabilmente niente in una nazione politicizzata e ideologizzata come la
nostra. Un’espressione senza sostanza. Lascerei perdere. Il PDL? Lascerei
perdere: stiamo parlando di risolvere i problemi dell’Italia non quelli di
Berlusconi. Il PD... Lascerei perdere, abbiamo visto cosa sono riusciti a fare
(e non fare); inoltre a me paiono poco competenti e molto, molto, molto
presuntuosi ‒ al di là di ogni evidenza contraria.
Gli altri? I 5 stelle! Boh, hanno
avuto la loro funzione. Per il futuro non lo so. Quelli che ho visto in
parlamento non sembrano degli scienziati atomici. Mi pare che il leader Beppe Grillo attui il solito schema italico di
gestione del potere: scelgo persone che non mi fanno ombra anche se sono meno
competenti di altre. I due portavoce di Grillo non sono dei fulmini a ciel
sereno. E uno di essi è pure piuttosto maleducato e arrogante.
Puntiamo su Vendola? Egli ama, adora il suono della sua voce. Direi
che non abbiamo bisogno di leadership narcisistica... Lascerei perdere. E
lascerei perdere pure Monti & C. Non mi paiono così competenti come se la
raccontano. I lettiani, i montiani, i vendolini e affini (girotondini etc.)
forse (forse) hanno letto qualche libro in più (secondo me tante quarte di
copertina) e pispolato meno su internet. Ma leggere qualche saggio à la page serve a poco se non se ne
traggono determinate conseguenze, se non se ne ricava un po’ di profondità (e
umiltà) intellettuale.
Le soluzioni alla crisi italiana
ci sono. Ma questi qui (tutti quanti) non riusciranno mai a individuarle.
Perché si credono dei geni e invece a me
paiono delle mezze calzette. Spero di sbagliarmi. Per il bene dell’Italia spero
di essere io la mezza calzetta.
Su Matteo Renzi riporto un
passaggio dell’intervista al sindaco di Bari, Michele Emiliano, che spiega
buona parte dei problemi italiani attuali: “Matteo Renzi è un leader naturale e
quindi minaccioso per il Pd. Chi ha carisma viene catalogato come inaffidabile”.
Mi vengono in mente gli "affidabili" di Brubaker (film del 1980 di Stuart Rosenberg, con Robert
Redford e Morgan Freeman).
Ma se il panorama è così buio, ci
si potrebbe chiedere come abbiamo fatto
a tirare avanti sinora. Ci sono risposte semplici e altre più articolate. Opto
per le prime e chiamo in causa Giuseppe
Prezzolini (Codice della vita italiana, 1919): “L’Italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti
l’Italia sono i furbi, che non fanno nulla, spendono e se la godono”. Non possiamo più permetterci tutti questi
furbi in Italia, non possiamo più permetterci tutti questi mediocri. C’è bisogno
di tirare un po’ il fiato.
Di seguito i 16 aforismi che compongono il primo capitolo del libro di
Prezzolini, dal titolo “Dei furbi e dei fessi”.
1. I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi.
2. Non c'è una definizione di fesso. Però: se uno paga il biglietto intero in ferrovia, non entra gratis a teatro; non ha un commendatore zio, amico della moglie e potente nella magistratura, nella Pubblica Istruzione ecc.; dichiara all'agente delle imposte il suo vero reddito; mantiene la parola data anche a costo di perderci, ecc. questi è un fesso.
3. I furbi non usano mai parole chiare. I fessi qualche volta.
4. Non bisogna confondere il furbo con l'intelligente. L'intelligente è spesso un fesso anche lui.
5. Il furbo è sempre in un posto che si è meritato non per le sue capacità, ma per la sua abilità a fingere di averle.
6. Colui che sa è un fesso. Colui che riesce senza sapere è un furbo.
7. Segni distintivi del furbo: pelliccia, automobile, teatro, restaurant, donne.
8. I fessi hanno dei principi. I furbi soltanto dei fini.
9. Dovere: è quella parola che si trova nelle orazioni solenni dei furbi quando vogliono che i fessi marcino per loro.
10. L'Italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l'Italia sono i furbi che non fanno nulla, spendono e se la godono.
11. Il fesso, in generale, è stupido. Se non fosse stupido avrebbe cacciato via i furbi da parecchio tempo.
12. Il fesso, in generale, è incolto per stupidaggine. Se non fosse stupido, capirebbe il valore della cultura per cacciare i furbi.
13. Ci sono fessi intelligenti e colti, che vorrebbero mandar via i furbi. Ma non possono: 1) perché sono fessi; 2) perché gli altri fessi sono stupidi e incolti, e non li capiscono.
14. Per andare avanti ci sono due sistemi. Uno è buono, ma l'altro è migliore. Il primo è leccare i furbi. Ma riesce meglio il secondo che consiste nel far loro paura: 1) perché non c'è furbo che non abbia qualche marachella da nascondere; 2) perché non c'è furbo che non preferisca il quieto vivere alla lotta, e la associazione con altri briganti alla guerra contro questi.
15. Il fesso si interessa al problema della produzione della ricchezza. Il furbo soprattutto a quello della distribuzione.
16. L'Italiano ha un tale culto per la furbizia, che arriva persino all'ammirazione di chi se ne serve a suo danno. Il furbo è in alto in Italia non soltanto per la propria furbizia, ma per la reverenza che l'italiano in generale ha della furbizia stessa, alla quale principalmente fa appello per la riscossa e per la vendetta. Nella famiglia, nella scuola, nelle carriere, l'esempio e la dottrina corrente - che non si trova nei libri - insegnano i sistemi della furbizia. La vittima si lamenta della furbizia che l'ha colpita, ma in cuor suo si ripromette di imparare la lezione per un'altra occasione. La diffidenza degli umili che si riscontra in quasi tutta l'Italia, è appunto l'effetto di un secolare dominio dei furbi, contro i quali la corbelleria dei più si è andata corazzando di una corteccia di silenzio e di ottuso sospetto, non sufficiente, però, a porli al riparo delle sempre nuove scaltrezze di quelli.
Le reazioni al post su Facebook...
Un mio ex allievo scrive:
Daniele Brunori Caro prof, ho letto con calma ed
attenzione le tue parole e mi è parso pure di vederti a scriverle e a sbuffare
i tuoi "boh". Ti dirò che le condivido praticamente tutte (Renzi a
parte.. che per me rimane uno stronzo). Però sai cosa vorrei? Visto che una mezza
calzetta non la sei per niente perchè non scrivi un bel post sulle soluzioni
visto che dici che ci sono? Aspetto fiducioso!
May 7 at 7:12am
Pierluca Birindelli Raccolgo l’invito a dire
cosa si può fare. Ma prima devo correggere una sessantina di relazioni e
altrettanti final exams dei miei studenti americani ‒ non è una scusa. Dopo ci
provo, anche se non sono pagato per farlo ‒ altri sì: politici, intellettuali organici
(Gramsci) o engagé (di parte), giornalisti organici o engagé. Ci provo anche se
l’ultima volta che ho visto un euro di provenienza italiana risale a più di
dieci anni fa. Dopodiché, in Italia ho solo pagato tasse, e salate… Digressione
(ma neanche più di tanto): i partiti italiani danno lavoro a milioni e milioni
di italiani. Il voto in Italia è principalmente di scambio, poi di
appartenenza, raramente di opinione…
Su Renzi… Sinceramente non lo so. Ha buttato sul tavolo
alcune idee (condivisibili) e modi di comunicare diversi rispetto al passato.
Se sia la guida giusta per l’Italia non lo so.
In ogni caso a me premeva mettere in luce l’idiosincrasia del popolo PD verso
la leadership carismatica ‒ la faccio brevissima, una leadership che crea
rottura con il passato, perché ha idee nuove (e buone). Ma l’avversione verso
il leader carismatico non deriva da una supposta predilezione del gioco di
squadra (quello che amano raccontarsi). I PDini preferiscono una leadership
tradizionale (è Max Weber che fa queste distinzioni). In due parole hanno un
atteggiamento conservatore e piuttosto conformista. Inoltre, il supposto “gioco
di squadra” di quella parte pare tradursi in un mero “allineati e coperti”.
Infine la presunzione e l’individualismo sfrenato fanno sì che ognuno pensi di
essere lui/lei ‒ in questo siamo riusciti ad avere una certa parità di genere
in Italia ‒ il capo/a. Siccome tutti capi non si può essere, alla fine i PDini
hanno un gruppetto di capetti e capette, ma non un vero leader. Concludo con un’osservazione:
il leader carismatico non è necessariamente un dittatore. Fra un po' provo a
dire qualcosa sulle soluzioni...
May 7 at 12:11pm
Daniele Brunori Aspetto con fiducia questa tua
opera di volontariato. Fosse che magari qualcuno te la copia a fin di bene. O
che magari qualcuno ti "ingaggia"!
May 7 at 5:56pm
Pierluca Birindelli Ci proverò. Una cosa è
certa: nessuno mi ingaggia... Sarà per amor di Patria!
May 7 at 8:52pm
Poi viene fuori la
notizia del ritiro spirituale del Governo Letta…
Enrico Letta su Twitter: "Domenica e lunedì 24 ore di
ritiro,in un'abazia in Toscana,solo i ministri.Per
programmare,conoscersi,"fare spogliatoio".Ognuno paga per
se"....
Pierluca Birindelli:
Il ritiro in un’Abbazia? Ma questo non è serio. Che cosè? Un meeting del
Club Bilderberg o dell’Aspen Institute? Ma che la smetta di “pronunciarsi” e
agisca. Governare è una cosa seria. Se lo pagano loro il ritiro? Ma chi se ne
frega, ma che trovata da mezza calzetta, irritante. E questo ribadire “gioco di
squadra”, “fare spogliatoio”… Qualcuno dice a Letta che ogni squadra ha un
leader? E che in questo caso il leader dovrebbe farlo lui? Temo la mediocrazia…
Poi, sempre a proposito di mediocrazia trovo questo
articolo...
"Fassina si occupa molto di lavoro: sarebbe così
gentile da dirci quale lavoro è stato capace di procurarsi senza ricorrere alla
politica?"